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Giorgio Vasta

Viventi, vulnerabili, indistruttibili

BOOK PRIDE torna a Genova. E lo fa in un momento in cui – a un mese e mezzo dal crollo del ponte Morandi – la città si interroga su se stessa, su quello che è stato il passato recente, sul presente e sul prossimo futuro. Quello che subito dopo il 14 agosto ci siamo domandati è in che modo una fiera nazionale dell’editoria indipendente può contribuire a un processo di pensiero come quello che si innesca in una comunità a seguito di un trauma. La risposta che abbiamo immaginato è che un progetto come BOOK PRIDE può contribuire mettendo a disposizione gli strumenti naturali di chi in Italia fa libri in modo indipendente: uno sguardo il più possibile acuto su quello che accade, sui fenomeni macroscopici e su quelli più minuti, così come un desiderio di cura del lavoro che si manifesta nella qualità di ogni libro scelto per la pubblicazione nonché nella qualità delle traduzioni, fino alla forma grafica del testo. Tutti connotati che fanno riconoscere l’esperienza dell’indipendenza per quello che è: coraggio, attenzione, rischio, tenacia, dialogo con la complessità, ma soprattutto un desiderio profondo di condividere una molteplicità di idee di mondo.

Quello che dunque BOOK PRIDE vuole mettere a disposizione di Genova sono tre giorni durante i quali il principio dialettico – lo scambio di racconti e di idee tra gli editori e i visitatori della fiera, tra gli scrittori e il pubblico, tra ogni singola persona e ogni singolo libro – è prima di tutto un metodo, qualcosa che dà forma a un’idea di cultura e di civiltà. Tutto ciò anche a partire dal tema individuato per l’edizione 2018, Tutti i viventi, un tema che trae spunto dalla biologia dilatandosi però in direzione della letteratura, per la quale è vivente tutto ciò che l’immaginazione letteraria è in grado di inventare e animare. Con un’attenzione specifica nei confronti di quell’ulteriore elemento che ci definisce come viventi, vale a dire la vulnerabilità. Nel suo ultimo lavoro, Autoritratto nello studio, il filosofo Giorgio Agamben si concentra proprio su ciò che indica come un tratto autentico e irriducibile dell’essere umani: «il poter infinitamente sopravvivere al mutamento e alla distruzione». A individuarci come umani – oggi, a Genova e nel mondo – è l’indistruttibilità di ciò che è vulnerabile.

Giorgio Vasta

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