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In direzione di ogni desiderio

Se il desiderio è il legame che connette chi scrive a chi legge, allora ogni editore è il ponte di corda – mobile, duttile – che mette in relazione lo sguardo di un autore con lo sguardo di quell’altro particolarissimo autore che è il lettore. Ogni editore – e questo vale in particolare nel contesto molteplice dell’editoria indipendente – è dunque qualcuno che salda tra loro i desideri, li organizza in una serie di forme che sono i libri del suo catalogo, concepisce appuntamenti tra interlocutori che senza quell’editore rimarrebbero solo potenziali. Ogni editore indipendente fabbrica legami, inventa desideri, dunque avventure.

Perché il desiderio è un rischio da correre, una scintilla, uno scoppio, disponibilità allo sconfinamento: il desiderio mobilita i nostri corpi, nutre la nostra intelligenza e la nostra immaginazione: e al contempo il desiderio è mistero e disordine, è una sostanza ambigua che al suo interno mescola la paura all’aspirazione, la smania alla nostalgia, il bisogno alla ricerca, la rabbia all’utopia, una fame inesauribile a un pericolo altrettanto illimitato («Che tutti i tuoi desideri si possano avverare», recita un’antica maledizione gitana).

Attraverso un tema come Ogni desiderio, BOOK PRIDE 2019 vuole esplorare i modi diversi e spesso inaspettati nei quali il desiderio si manifesta. E vuole farlo evidenziando da subito – a partire dalla scelta dell’aggettivo indefinito ogni – che il desiderio non è uno, dato e univoco, certo e controllabile, bensì plurale, brulicante, contraddittorio e conflittuale. Il desiderio, se profondamente vissuto, tanto costruisce quanto disfa: genera, disorienta, rivela. Desiderare è dunque una tensione a modificare gli scenari, addirittura a immaginarne di nuovi, tanto a livello individuale quanto collettivo (desiderare ha senso – verrebbe da dire – soprattutto quando si desiderano utopie).

Desiderare serve a proiettarsi verso un tempo che verrà, quindi, ma non solo. Perché a determinare la scelta di un tema come Ogni desiderio è intervenuta anche l’etimologia, straordinariamente affascinante, della parola desiderare. Letteralmente, «distogliere lo sguardo dalle stelle», dunque, per estensione, «sentire la mancanza», riconoscere la propria incompletezza. L’etimologia suggerisce il confronto tra un essere umano e il sidereo, quello spazio buio macchiato da minuscoli bagliori puntiformi che da millenni osserviamo, o addirittura leggiamo (come si legge un libro), percependolo come immagine del desiderio – e dunque dell’attesa, della paura e della fiducia.

Insieme al proiettarsi verso il futuro, desiderare significa allora anche fare i conti con la propria vulnerabilità. E si torna così a quello da cui siamo partiti: desiderare vuol dire correre il rischio del legame. BOOK PRIDE – una fiera che anche nel 2019 si propone di essere un editore di editori – vuole percorrere il ponte di corda, avvertendo le oscillazioni, guardando di sotto, temendo; per poi risollevare lo sguardo in ogni direzione possibile: in direzione di ogni desiderio.

 

Giorgio Vasta