News

Book Pride 2020 – Leggere i Venti

LEGGERE I VENTI – TEMA DI BOOK PRIDE 2020

C’è un racconto di una riga che recita: «L’ultimo uomo sulla Terra è solo nella stanza. Bussano». Da qui in poi il gioco consiste nel portare avanti la narrazione immaginando come in un pianeta ormai disabitato possa esserci qualcuno in grado di bussare a una porta. Tra le ipotesi più brillanti e coerenti ce n’è una secondo cui fuori dalla stanza c’è un albero secco, i venti soffiano e scuotono i rami, un ramo prende a battere intermittente contro la porta.

Quanto deduciamo da questo microscopico apologo è che i venti sono imprevedibili, e – come possedessero un loro carattere peculiare – sono impertinenti, ironici, beffardi, paradossali.

Venti Venti – 2020 – sono anche le cifre impertinenti dell’anno appena iniziato. I venti – ma da adesso va bene usare sempre la maiuscola: i Venti – sono il tempo che sta per cominciare. Qualcosa in cui le turbolenze si alterneranno alla quiete, le tempeste alla stasi. Un tempo che ci sta a cuore provare a raccontare, a decifrare e a interpretare, un tempo che vogliamo immaginare, in cui vogliamo entrare attraverso una serie di visioni. Per sentire i Venti, per domandarci di che cosa sono fatti, in che direzione soffiano, che cosa portano e che cosa disperdono, scegliamo di rivolgerci ai libri. Vale a dire a quelle avventure che in una fiera come Book Pride sono il punto di coagulo dove si incontrano i lettori, gli scrittori e gli editori. Presenti, ognuno con le sue peculiarità, a partire da un’azione condivisa – leggere – al contempo delicata e indispensabile, vulnerabile eppure indistruttibile. Leggere, e dunque mobilitare i nostri sguardi, impegnarli, distrarli, irrobustirli e raffinarli: fare in modo che i nostri sguardi colmino le pagine come i venti colmano le vele.

Leggere i Venti vuol dire leggere il tempo, le generazioni e le rivoluzioni, leggere il clima, l’ambiente, leggere i respiri, i fantasmi, l’aria che tira, e vuol dire leggere che cosa succede quando i venti cadono. Leggere i Venti vuol dire rappresentare, un incontro dopo l’altro, l’euforia dei Venti e la fatica di percorrerli, l’incanto e il disorientamento, e vuol dire inoltrarci in quella babele fertile che è la letteratura immaginata e proposta dalle case editrici indipendenti, vuol dire muoversi tra le lingue e le voci, dare forma e fiducia alle visioni. Vuol dire, soprattutto, creare le condizioni per avvicinarsi a centinaia, anzi a migliaia di libri, e leggerli e leggerli. Perché leggere è l’azione attraverso cui l’ultimo uomo sulla Terra va ad aprire la porta e penetra nei Venti.

Giorgio Vasta


Book Pride articolerà il tema Leggere i Venti in diversi percorsi. Quattro di essi sono già definiti.

 

Intorno ai venti

Ci sono libri che, letti intorno ai vent’anni, hanno la capacità di cambiare il nostro sguardo. Aggiungono una diottria, o forse ce la sottraggono. Leggendoli sentiamo di stare varcando una linea d’ombra oltre la quale c’è un altrove dove non eravamo mai stati prima, e intuiamo che la nostra percezione delle cose è diventata più ampia e più intensa, e allo stesso tempo più disponibile e più incerta. Sono quei libri che ci rivelano che la vita umana è qualcosa di abissalmente complesso, un nodo naturalmente inestricabile, un problema che non potrà mai essere davvero risolto. Dieci tra i migliori scrittori italiani riprendono in mano e raccontano quei libri che, letti intorno ai venti, sono stati per loro, negli anni, guide paradossali attraverso cui un po’ si prova a raccapezzarsi nel mondo, ma soprattutto si comprende – ed è ciò che domandiamo alla letteratura – che non c’è modo, nel mondo, di non sentirsi disorientati.

 

Rosa dei venti

Leggere i venti è stata a lungo una pratica divinatoria: scrutando le loro evoluzioni era possibile dedurre il volere degli dei e dunque prevedere il futuro. Anche oggi i venti bisbigliano, parlano, rivelano: sono disseminati di voci. A interpretarne per noi il senso, o a inventarlo, ci saranno scrittori, musicisti, giornalisti, scienziati, filosofi – aeromanti contemporanei capaci distinguere, nel vortice apparente del presente, la direzione da cui soffia ogni singolo vento, e disegnare la mappa del tempo che sta per iniziare.

 

Il sentimento nuovo

Se c’è una cosa che il vento non può fare è stare fermo: quando si placa, smette di esistere. Quando esiste ed è forte, invece, il vento porta via, distrugge, cancella – e insieme ridisegna, annoda, compone nuove configurazioni. I venti sono movimento, ma vale anche il contrario: i movimenti sono vento. Un vento che infuria nelle teste, nelle piazze, sugli schermi, nelle strade, tra le pagine, per scompigliare – e in qualche caso stravolgere – le categorie di genere, classe, nazionalità, umanità. Come fotografie mosse, questi incontri provano a raccontare il cambiamento mentre accade: mentre i venti, i movimenti, ci sospingono nel mondo a venire.

A cura di Alice Spano

 

Eyes Wide Shut

Qualche anno fa Amitav Ghosh in La grande cecità chiamava gli scrittori a confrontarsi con l’«impensabile» ovvero con il grande sconvolgimento del riscaldamento globale. Il suo invito è stato raccolto, ad esempio da Richard Powers, e anche nella nostra letteratura molti autori s’impegnano a raccontare l’Antropocene. Allo stesso tempo, nel discorso pubblico, il global warming è divenuto un tema centrale. Oggi gli occhi sono bene aperti, per lo sbigottimento se non per la consapevolezza, mentre si aprono i Venti, un decennio decisivo per la «gestione» di quell’emergenza climatica che definisce il nostro presente e il nostro futuro.

A cura di Alessandro Gazoia